Introduzione

Secondo BreastCancer.org, 1 donna su 8 sviluppa cancro della mammella1 nell’arco della propria vita e nel 20171 sono previsti 40.610 decessi a causa di questa malattia. Il cancro della mammella è una malattia seria che merita politiche sanitarie ben ponderate con riferimento sia all’individuazione che al trattamento.

È in corso un dibattito sulle migliori pratiche in materia di individuazione. I metodi disponibili includono l’autopalpazione, gli esami senologici e le mammografie e, via via che dalla ricerca emergono nuovi dati, sembra che i differenti metodi possano presentare vantaggi e svantaggi differenti ai fini di un’individuazione del cancro della mammella che sia il più tempestiva possibile. È importante che le donne conoscano le differenti possibilità per l’individuazione del cancro della mammella e che intraprendano i giusti passi per massimizzare le loro probabilità di individuazione precoce.

 

Pratiche correnti

È importante individuare il cancro della mammella il prima possibile, poiché individuazione precoce significa tempestività di trattamento e dunque maggiore probabilità di remissione. Uno dei metodi più efficaci per individuare il cancro della mammella è sottoporsi a una mammografia. Si potrebbe dunque pensare che la soluzione migliore sia eseguire questo esame il più spesso possibile. Tuttavia, i rischi associati a questa procedura, seppur minimi, devono essere proporzionati ai benefici e al rischio individuale di una donna di sviluppare cancro della mammella. Per questo, la domanda che le donne devono porsi è: “Con quale frequenza devo eseguire una mammografia?”.

L’ACS (American Cancer Society), una delle maggiori autorità nella ricerca oncologica e in materia di raccomandazioni terapeutiche, ha aggiornato nel 2015 le sue raccomandazioni quanto alle figure professionali cui le donne dovrebbero rivolgersi e ai metodi che dovrebbero scegliere per controllare il cancro della mammella. Tali raccomandazioni includono la definizione di standard per la frequenza delle mammografie.

Di seguito si riportano le raccomandazioni dell’ACS per lo screening del cancro della mammella.2

  1. Le donne con un rischio medio di cancro della mammella dovrebbero sottoporsi a mammografie di screening regolari a partire dai 45 anni (fortemente raccomandato)
    • Le donne di età compresa tra 45 e 54 anni dovrebbero effettuare uno screening annuale (raccomandazione qualificata)
    • Dai 55 anni in poi, le donne dovrebbero passare allo screening biennale o avere l’opportunità di continuare lo screening con frequenza annuale (raccomandazione qualificata)
    • Le donne dovrebbero avere l’opportunità di iniziare lo screening annuale a un’età compresa tra 40 e 44 anni (raccomandazione qualificata)
  2. Le donne dovrebbero continuare a sottoporsi alle mammografie di screening finché il loro stato di salute generale è buono e la loro aspettativa di vita è pari o superiore a 10 anni (raccomandazione qualificata)
  3. Per le donne con rischio medio di qualsiasi età, l’ACS non raccomanda l’esame senologico per lo screening del cancro della mammella (raccomandazione qualificata)

Questa dunque la frequenza delle mammografie secondo l’ACS. È importante notare che queste raccomandazioni sono basate sull’età e non sullo stato di menopausa o altri fattori.

Sebbene siano in molti ad adottare questo metodo, alcuni medici ricorrono a un metodo differente, che viene descritto di seguito.

 

Confronto tra età e stato di menopausa

Le raccomandazioni basate sull’età si concentrano appunto sull’età di una donna anziché sullo stato di menopausa, il che ha senso, da un certo punto di vista: le statistiche sul cancro della mammella sembrano essere fortemente correlate all’età1, per cui appare ragionevole che questo sia un fattore da tenere in considerazione quando si tratta di determinare la frequenza dello screening. Il metodo dell’età indica alle donne con quale frequenza devono sottoporsi a una mammografia basandosi su statistiche riferite alla popolazione generale anziché su dati personalizzati.

Studi hanno dimostrato che esiste un metodo differente per determinare in che modo le raccomandazioni di screening dovrebbero variare a seconda dei gruppi di donne cui sono rivolte. Coloro che sostengono l’uso dello stato di menopausa quale indicatore trovano un valido supporto nei dati di uno studio intitolato “Breast Tumor Prognostic Characteristics and Biennial vs Annual Mammography, Age, and Menopausal Status”, che dimostra l’esistenza di un metodo alternativo per determinare la frequenza dello screening per il cancro della mammella.3

Secondo lo studio, “le donne in premenopausa cui viene diagnosticato il cancro della mammella dopo uno screening biennale hanno maggiori probabilità di presentare tumori con caratteristiche prognostiche meno favorevoli rispetto alle donne sottoposte a screening annuale”. “Le donne in postmenopausa non in terapia ormonale cui viene diagnosticato il cancro della mammella dopo uno screening biennale presentano percentuali di tumori con caratteristiche prognostiche meno favorevoli simili a quelle delle donne sottoposte a screening annuale”.3

Questa in sostanza la conclusione di questo studio: le donne in premenopausa presentano maggiori probabilità che venga loro diagnosticata una forma aggressiva di cancro della mammella e potrebbero pertanto trarre maggiore beneficio da mammografie annuali; per le donne in postmenopausa è più probabile una diagnosi di una forma di tumore meno aggressiva, che pertanto giustifica la riduzione della frequenza delle mammografie a ogni due anni.

Sebbene permetta alle donne di ridurre il numero di mammografie cui sottoporsi, il metodo dell’età permette anche ai tumori aggressivi di partire in vantaggio. Il metodo dello stato di menopausa riduce questo vantaggio in misura significativa, ma implica anche la necessità di screening più frequenti per periodi di tempo più lunghi.

Entrambi i metodi presentano pro e contro e un medico sarà in grado di consigliare al meglio a una donna l’opzione migliore nel suo caso.

 

In che modo si potrebbero aggiornare le pratiche

La questione di come si possano aggiornare i metodi per lo screening del cancro della mammella ruota attorno alla frequenza raccomandata delle mammografie. Se i medici volessero passare dal metodo basato sull’età a quello basato sullo stato di menopausa, sarebbe necessario un profondo cambiamento di prospettiva.

L’individuazione del cancro della mammella non sarebbe più considerata una questione legata ad età e probabilità, bensì alla menopausa e all’aggressività del tumore. Poiché il rischio di cancro della mammella aumenta con l’età4, è facile comprendere perché questa malattia sia considerata un problema legato all’età, ma questo potrebbe essere solo un lato della medaglia.

La domanda sulla frequenza necessaria delle mammografie non è solo legata alla probabilità di sviluppare il cancro, bensì anche alla probabilità che il cancro diventi aggressivo, se non trattato per un periodo prolungato. Lo studio citato in precedenza ha dimostrato che nelle donne in premenopausa, diversamente da quelle in postmenopausa, la probabilità che il cancro diventi più aggressivo nel tempo è molto maggiore.

Continuare gli screening annuali fino alla menopausa non significa non considerare l’età, ma sfruttare una possibilità per individuare i tumori più aggressivi prima che sia troppo tardi.

 

Cosa chiedere al medico

Il cancro è tutta una questione di gestione dei fattori di rischio, individuazione precoce e trattamento tempestivo. Al fine di aiutare più donne a vincere la battaglia contro il cancro della mammella, è necessario spronarle a perseguire questi tre obiettivi. Ecco perché un’individuazione precoce è fondamentale, soprattutto nelle donne in premenopausa.

Queste sono alcune domande da porre al medico con riferimento al proprio piano di prevenzione.

  • Con quale frequenza devo sottopormi a una mammografia e perché?
  • Come posso cambiare il mio stile di vita per ridurre i rischi?
  • Cosa può rivelarmi la mia storia genetica sui miei rischi?
  • Qual è la probabilità che io sviluppi un tipo di cancro della mammella più aggressive?
  • Preferisce il metodo basato sull’età o quello basato sullo stato di menopausa e perché?
  • Quali sono i pro e i contro di ciascun metodo?
  • Cosa posso fare tra uno screening e l’altro per prevenzione?
  • Cosa comporta una maggiore o minore frequenza di screening?

Secondo gli studi, con lo screening è possibile ridurre la mortalità correlata al cancro della mammella fino al 20%.5 Si tratta di uno strumento talmente importante tra quelli disponibili per l’individuazione del cancro della mammella che è necessario discuterne con il medico al fine di comprendere appieno la sua strategia di screening.

 

Conclusioni

Dunque, con quale probabilità una donna sviluppa cancro della mammella? La risposta varia da soggetto a soggetto, poiché il rischio di sviluppare cancro della mammella dipende da fattori di rischio preesistenti come mutazioni genetiche e densità mammaria6, da scelte relative allo stile di vita come il livello di attività fisica e il consumo di alcol, dai trattamenti medici ricevuti in passato e dai relativi rischi.

È possibile fare qualcosa per ridurre il proprio rischio di cancro della mammella, ma in realtà prevedere questo cancro è un’impresa difficile. La cosa migliore che si possa fare è sottoporsi a screening regolari.

Dunque, con quale frequenza è bene sottoporsi a una mammografia?

Parlare con il proprio medico chiedendo di sottoporsi a mammografie annuali fino alla menopausa. È un modo per massimizzare la possibilità di individuazione precoce e permette di intervenire tempestivamente. Successivamente, se dopo la menopausa la probabilità di sviluppare un cancro aggressivo si riduce, è possibile aumentare l’intervallo tra una mammografia e l’altra a una ogni due anni.

Occorre sfruttare le opzioni disponibili per ridurre il rischio individuale di cancro della mammella: al Suo prossimo appuntamento con il medico, gli/le chieda in che modo lo stato di menopausa può influire sul Suo rischio di svilupparlo.

 


Fonti:

  1. U.S. Breast Cancer Statistics. BreastCancer.org March 10 2017. http://www.breastcancer.org/symptoms/understand_bc/statistics
  1. Oeffinger KC, Fontham ETH, Etzioni R, Herzig A, Michaelson JS, Shih YT, Walter LC, Church TR, Flowers CR, LaMonte SJ, Wolf AMD, DeSantis C, Lortet-Tieulent J, Andrews K, Manassaram-Baptiste D, Saslow D, Smith RA, Brawley OW, Wender R. Breast Cancer Screening for Women at Average Risk. 2015 Guideline Update From the American Cancer Society. JAMA. 2015;314(15):1599-1614. doi:10.1001/jama.2015.12783
  1. Miglioretti DL, Zhu W, Kerlikowske K, Sprague BL, Onega T, Buist DSM, Henderson LM, Smith RA, for the Breast Cancer Surveillance Consortium. Breast Tumor Prognostic Characteristics and Biennial vs Annual Mammography, Age, and Menopausal Status. JAMA Oncol. 2015;1(8):1069-1077. doi:10.1001/jamaoncol.2015.3084
  1. Breast Cancer Risk By Age. Centers for Disease Control and Prevention. Dec. 14 2015. https://www.cdc.gov/cancer/breast/statistics/age.htm
  1. Myers ER, Moorman P, Gierisch JM, Havrilesky LJ, Grimm LJ, Ghate S, Davidson B, Mongtomery RC, Crowley MJ, McCrory DC, Kendrick A, Sanders GD. Benefits and Harms of Breast Cancer Screening A Systematic Review. JAMA. 2015;314(15):1615-1634. doi:10.1001/jama.2015.13183
  1. What Are The Risk Factors for Breast Cancer? Centers for Disease Control and Prevention. April 4. 2016. https://www.cdc.gov/cancer/breast/basic_info/risk_factors.htm

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